Parrocchia Sant'Alessandro

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Storia

La chiesa di SS. Alessandro e Carlo venne fondata dai Barnabiti nel 1742 e fu consacrata il 7 maggio dal vescovo Tommaso de Rossi; la facciata fu invece portata a termine solo 150 anni dopo, forse non è completamente corrispondente al progetto iniziale. L’edificio è una delle migliori espressioni del Barocco alessandrino. Non si conosce l’autore del progetto, ma da una lettera della Marchesa Angela Ghilini datata 20 novembre 1743 e conservata nell’Archivio di Stato di Alessandria, si suppone si tratti dell’architetto Domenico Caselli. Questo edificio fu utilizzato dal 1803 al 1810 come Duomo, in seguito alla demolizione da parte di Napoleone del vecchio duomo. Proprio nella nuova veste di duomo interinale, il 18 Aprile 1805 l’edificio fu onorato della presenza di Pio VII reduce da Parigi dove si era recato per l’incoronazione imperiale di Napoleone.

La facciata è aperta da un portale di foggia classicheggiante sormontato da timpano triangolare; presenta superficie concave e convesse, cornici aggettanti ad andamento spezzato, colonne litiche e paraste poggianti su alto zoccolo. Il coronamento ad attico è ornato da dieci fiaccole litiche e dalla statua di S. Alessandro, realizzata nel 1903 dallo scultore valenzano Luigi Melchiorre, al quale si devono anche le statue, poste in nicchie sottostanti, dei quattro santi contitolari: Siro, Carlo Borromeo, Andrea e Luigi Gonzaga. Un piccolo fabbricato con elegante portale a coronamento curvilineo, sovrastato da una nicchia che contiene la statua di S. Giuseppe, raccorda a sinistra la facciata della chiesa all’edificio scolastico, e comprende la canonica e vari ambienti di servizio.

Esternamente la zona absidale è affiancata da la piccola e semplice cella campanaria a pianta quadrata.L’interno della chiesa è costituito da un’ampia navata con quattro cappelle laterali più due minori ai lati dell’ingresso principale e presbiterio. La decorazione, costituita da dipinti, stucchi, filettature dorate, riecheggiante il gusto barocco, venne eseguita nel primo Novecento prevalentemente dal comasco Rodolfo Gambini.

Gli affreschi della volta sono inseriti in riquadri posti in corrispondenza delle vele delle finestre: nel primo campo, sovrastante l’altare maggiore, è un’ Adorazione del S.S. Sacramento del Gambini. Nel medaglione centrale Il Martirio di S. Alessandro I Papa, del torinese Luigi Morgari. Nel terzo campo ancora un’opera del Gambini che raffigura un episodio leggendario dell’assedio della città da parte di Federico Barbarossa: S. Pietro appare sulle mura di Alessandria.

La prima cappelletta a destra è dedicata alla Madonna di Lourdes, fu restaurata nel 1958 in onore del centenario dell’apparizione di Lourdes. Presenta una statua della Madonna e un altare dalle linee semplici, con intarsi marmorei e pavimento recante stemma araldico della famiglia Lavagetto, i donatori ai quali appartengono i ritratti a nelle epigrafi laterali.

Segue la prima cappella maggiore in cui sopra l’altare ligneo dalle linee barocche, è esposta una tela con la Madonna che intercede tra Cristo crocifisso e le anime del Purgatorio. L’intradosso è ornato da un affresco con S. Baudolino e le oche (a sinistra) e con S. Giorgio che uccide il drago (a destra). Da notare inoltre i due quadri sopra le porticine laterali, inseriti in cornici ovali dal profilo barocco: a sinistra S. Francesco d’Assisi e S. Elisabetta d’Ungheria a destra. La seconda cappella maggiore è dedicata alla Madonna della Provvidenza cara alla tradizione barnabita. Presenta un bell’altare in marmi policromi, sovrastato da una piccola tela della Madonna col Bambino inserita in una ricca cornice dorata; ai piedi due angeli oranti. Sopra le porte: Fuga in Egitto (a destra) e La visita di Maria ad Elisabetta alla presenza dei SS. Zaccaria e Giuseppe (a sinistra). Nell’intradosso troviamo l’affresco con Dio Padre e le figure angeliche.

Il presbiterio è ricco ed elegante. L’altare maggiore in marmo del 1845, opera dell’architetto Giaccheri, sostituisce quello antico settecentesco. Da notare inoltre la croce processionale in legno dorato (XVIII secolo), il coro ligneo proveniente dall’antica cattedrale (fine XVI secolo) e tre tele dell’abside: al centro il Redentore (1786-87 a opera di De Laurentiis e De Rosa). Nella tribuna del coretto di sinistra osserviamo un dipinto con i SS. Andrea e Siro di F. Mensi. Nella cantoria “in cornu Epistulae” trova posto un pregevole organo ad una tastiera, costruito nel 1842 dalla celebre ditta Lingiardi di Pavia, realizzato per i Padri Barnabiti per un costo di circa 6.000 franchi. In alto, al centro del catino absidale, c’è un dipinto della Crocifissione, inserito nel vano di una finestra tamponata.

Sul lato sinistro, a partire dall’ingresso, si colloca il Battistero, dalle linee moderne e decorato sul fondo da un mosaico raffigurante il Battesimo di Gesù, per opera del torinese Delleceste. In primo piano il fonte battesimale, realizzato su disegno dell’architetto Luigi Visconti. Sulla parete sinistra invece si ammira un Crocefisso ligneo del Quattrocento, uno degli elementi più preziosi della chiesa.

Si apre poi la prima cappella maggiore, intitolata al Sacro Cuore di Gesù: al centro, sopra il semplice altare ligneo, ornato da dorature, si trova la statua di legno del Cristo, opera di Don Marco Melzi. Sulle pareti bassorilievi di S. Rita e S. Antonio da Padova. In una nicchia sovrapporta a sinistra è collocata la statua di S. Luigi Gonzaga, mentre in quella di destra una statua dell’Arcangelo Gabriele.

La seconda cappella maggiore reca un gruppo plastico della Madonna della Guardia con il Beato Pareto, inserito in una nicchia incorniciata da elaborati stucchi e dorature. La nicchia sovrasta l’altare marmoreo, ricostruzione del precedente, effettuata negli anni Cinquanta. Alle sovrapporte due tele del Gambini: a destra un S. Giovanni Evangelista raffigurato mentre scrive l’Apocalisse a fianco dell’aquila, simbolo dell’apostolo. A sinistra S. Espedito Martire.

Da notare inoltre gli eleganti confessionali rococò, le elaborate balaustre e soprattutto la bussola d’ingresso ricca di intagli e proveniente , secondo la tradizione, dalla soppressa chiesa di S. Andrea.
La cripta infine, si apre sotto l’altare. Presenta un profilo curvilineo e denuncia le manomissioni subite nel passato, quali la chiusura di alcune nicchie, la scomparsa di antiche iscrizioni e la profanazione dei resti dei Padri Barnabiti che un tempo vi erano sepolti. Oggi la spoglia cripta custodisce una semplice urna-ossario in cemento relativa all’illustre letterato concittadino Giulio Cesare Cordara. 

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