Parrocchia Sant'Alessandro

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Carità

La comunità di S. Alessandro con il prevosto Don Villa non ebbe Conferenze di S. Vincenzo che si interessassero sistematicamente dei parrocchiani bisognosi, anche se in città già esisteva dal 1833 la Conferenza di S. Baudolino. Il problema della carità materiale non ebbe tuttavia un posto marginale nella parrocchia. Lo si può desumere dalle testimonianze scritte che si conservano al riguardo.

Dall'archivio parrocchiale ricaviamo un elenco del 1888 di 122 poveri sussidiati dall'Opera Pia Grattarola. Nel 1832, la signora Teodolinda Boiti vedova Ghisoli prevedeva con testamento l'istituzione alla sua morte dell'Opera Pia denominata appunto Boiti Ghisoli, che avrebbe erogato in elemosine manuali a chi si fosse presentato alla porta della casa parrocchiale gli interessi del capitale lasciato in eredità e investito in cartelle nominali. Ciò avvenne puntualmente dal 1872, anno della morte. L'amministrazione dell'Opera fu dapprima compito del parroco, ma successivamente, per rinuncia dello stesso, fu affidata alla locale Congregazione di carità che comprendeva fra i suoi membri anche il parroco di S. Alessandro.

Il giorno 8 dicembre dell'anno 1908 ebbe luogo in parrocchia un pranzo per 100 poveri. Le tavole, ornate di edera e rose, furono preparate dalle Signorine del Comitato.

Eleganza in tutto, nella tavola, nei modi di servire, nello zelo e soprattutto nello spirito fraterno che animava gli organizzatori.

Un altro pranzo dei poveri fu organizzato il 29 maggio 1921.

L'attenzione ai poveri in S. Alessandro fu dunque, anche se non metodica e continua, una realtà che trovò vari modi di espressione coinvolgendo esponenti di tutti i ceti sociali e avendo per modello la vita di un sacerdote povero, ma molto sensibile alle necessità della sua comunità e tutto dedito ad esse.

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